Le peggiori campagne pubblicitarie degli ultimi tempi

L’arrivo di internet nella vita in generale ha dato vita ad alcune delle peggiori campagne pubblicitarie digitali degli ultimi tempi. Anche se gli annunci digitali possono essere molto efficaci, se mal gestiti, possono avere effetti negativi. Questi sono alcuni esempi.

Conoscete le peggiori campagne pubblicitarie digitali?

1.- Google Home e Wikipedia

La famosa catena di fast food Burger King è stata la prima ad attivarsi con una nuova strategia di marketing. In questo caso parliamo dello sfruttare applicazioni digitali per uso pubblicitario. L’azienda ha incluso nella sua campagna il dispositivo Google Home, un centro di controllo collegato agli smartphones. Grazie ad esso puoi interagire e fare richieste attraverso Google Assistant.

Quindi la catena ha lanciato un annuncio in cui l’attore faceva una domanda al dispositivo Google chiedendo “Cos’è un whopper?” La risposta fornita dal dispositivo era estratta da Wikipedia, recitata attraverso l’altoparlante.

All’inizio sembrava una strategia ingegnosa. Per questo magari ti chiedi perché si tratta di una delle peggiori campagne pubblicitarie digitali. Il motivo è perché agli utenti è risultato evidente che l’azienda aveva approfittato del dispositivo per fare pubblicità. Inoltre la descrizione era stata alterata previamente su Wikipedia, piattaforma nata per scopi divulgativi e non pubblicitari.

2.- QR Codes

Questo tipo di codice è molto usato nelle campagne pubblicitarie. Si tratta di un modo semplice per interagire con i dispositivi mobile e generare link per il brand.

Nel 2015 l’azienda Heinz ha gestito una delle peggiori campagne pubblicitarie con QR code. Un codice delle sue bottiglie di ketchup inviava a un sito porno al posto di proporre una campagna pubblicitaria. La spiegazione fornita dall’azienda è stata che si trattava di uno stock e, finita la promozione, il problema sarebbe scomparso.

Questo errore ha avuto risonanza sui social quindi il cliente ha dovuto fare denuncia. I responsabili si sono scusati di fronte al cliente. Ma l’immagine del brand è stata rovinata.

Le peggiori campagne nei social network

Al giorno d’oggi si calcola che i social hanno 2,620 milioni di utenti. Logicamente i brand approfittano di ciò per scopi pubblicitari, via display o con contenuti dedicati. Queste sono alcune delle peggiori campagne pubblicitarie digitali social più conosciute:

1.- Facebook

Molte aziende ricorrono all’uso di Facebook Ads come ha fatto Dove per pubblicizzare il prodotto “Dove Body Wash”. Il brand ha creato una gif in cui si mostrava una donna di colore che si toglieva una maglia nera per trasformarsi in una donna bianca. Gli utenti hanno subito contestato la campagna, taggandola come razzista. Di fronte al risultato, Dove ha eliminato la gif e si è scusata pubblicamente.

Un altro caso noto di campagna pubblicitaria social riguarda Henkel. In questo caso l’azienda ha invitato i suoi followers a partecipare a un sondaggio su Facebook. In esso c’era l’opzione di votare una grafica per uno dei suoi principali detergenti.

Tra tutte le proposte, la vincitrice aveva un tono umoristico il cui slogan diceva “sa di pollo alla brace”. Di fronte al risultato l’azienda non solo non ha tenuto conto della scelta dei consumatori ma ha scelto la proposta meno votata.

Questa scelta ha provocato gli utenti sui social, che hanno criticato il brand.

2.- Snapchat

L’uso di sponsored lenses sulle piattaforme come Snapchat invita gli utenti a giocare con i brand. Per questo lo strumento è molto popolare tra i brand e offre una relazione interattiva. In questo caso, durante la celebrazione del 5 di maggio (giorno dell’orgoglio latino negli Stati Uniti) l’azienda Taco Bell ha lanciato un filtro che trasformava il viso in un taco.

Ovviamente questa è diventata una delle peggiori campagne digitali degli ultimi anni. Il motivo è che non è stata ben percepita e gli utenti l’hanno qualificata come “grottesca” e “orribile”. Una strategia che voleva essere creativa ha associato un brand ad un’immagine sgradevole.

3.- Twitter

Questo caso riguarda uno spot lanciato da Twitter per promuovere i suoi nuovi strumenti: il pulsante “momenti” che permetteva agli utenti di trovare rapidamente i trend topics del momento. Con uno spot di 30 secondi l’applicazione voleva far notare le proprie funzionalità innovative.

Ma il risultato è stato un disastro dato che l’intenzione era offrire un contenuto dinamico e i testi erano impossibili da leggere, confondendo gli utenti.

Un altro esempio delle peggiori campagne pubblicitarie via Twitter è stata realizzata da McDonald mediante l’hashtag #McDStories. Si tratta di un tag che permetteva agli utenti di condividere le loro esperienze in alcuni ristoranti.

La strategia non ha avuto successo. Dando voce ai clienti, essi ne hanno approfittato per raccontare episodi sgradevoli vissuti all’interno dei punti vendita, quindi le critiche negative si sono impossessate dell’hashtag.

Ma il cattivo uso degli hashtags non finisce qui. Sono state colpite anche altre aziende come Bud Light, nota per i suoi slogan ingegnosi. In questo caso è stato creato su Twitter il tag “rimuovi il “no” dal tuo vocabolario” per pubblicizzare una delle sue birre.

Ovviamente questa campagna fu accolta negativamente. Ciò è dovuto al fatto che i consumatori hanno considerato questa frase come equivoca.

Data la polemica il brand ha rettificato la campagna scusandosi.

Le peggiori campagne con influencers

Al giorno d’oggi gli influencers sono il nuovo mezzo pubblicitario dato il risultato sui social. Attualmente i brand sono coscienti dell’importanza delle loro opinioni nel mondo online. Quindi ricorrono a persone con molta influenza in questo campo per coinvolgere più utenti.

Ovviamente questa strategia ha i suoi rischi. Una delle peggiori campagne pubblicitarie digitali è stata gestita da Pepsi nel 2017. L’azienda ha lanciato una campagna dove si mostrava la modella e influencer Kendall Jenner in una manifestazione.

Dopo il lancio gli utenti hanno criticato lo spot. Sia il pubblico sia gli esperti hanno considerato che l’annuncio fosse stato gestito malamente, associando Pepsi ai movimenti sociali più potenti, rendendo frivoli i conflitti sociali in corso negli stati Uniti. Inoltre è stato criticato l’uso di una influencer la cui immagine aveva poco a che fare con il messaggio che il brand lanciava.

In poco meno di un giorno il brand ha ritirato l’annuncio da tutte le piattaforme e ha emesso un comunicato in cui si scusava per aver progettato un messaggio sbagliato e aver inserito la modella in tale posizione.

Ma l’abuso dell’uso di influencers nelle campagne sta cominciando anche a dare risultati negativi

Critiche a Selena Gomez su Instagram

Possiamo menzionare come esempio gli ultimi lavori di Selena Gomez. Questa giovane attrice ha 140 milioni di followers su Instagram. In questo caso le critiche sono nate a seguito della partecipazione simultanea a più campagne pubblicitarie. I brand con cui collabora sono diversi: Coca Cola, Pantene e Louis Vuitton.

La reputazione online e l’affidabilità degli influencers è sempre più contraddittoria. Gli utenti sono stufi delle loro promozioni e li accusano di associarsi a più brand contemporaneamente. Questo sovraccarico in diverse campagne ha provocato una perdita di credibilità.

Numerosi fattori di rischio

Questo formato di campagna pubblicitaria ha terminato per creare problemi nelle relazioni brand-utente. Ciò è dovuto alla mancanza di fiducia generata dagli internauti riguardo all’uso negativo dei social fatto da alcuni brand.

Dopo questa breve analisi sulle peggiori campagne pubblicitarie digitali degli ultimi anni, possiamo concludere che nonostante i benefici delle piattaforme, i fattori di rischio sono numerosi.

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